Normativa

Normativa diramata da Ordine Medici e Odontoiatri di Arezzo

Visita superficiale significa negligenza 31.10.2011

Da Toscana Medica News del 27.10.2011 - Visita superficiale significa negligenza
Un giovane aveva festeggiato il proprio compleanno con gli amici, dapprima al bar, poi presso la propria abitazione e dopo ancora recandosi ad una festa. In queste occasioni, il giovane aveva fatto abuso di alcol e sostanze stupefacenti tanto che all'una della notte era caduto in uno stato di profondo addormentamento. Gli amici, caricatolo in macchina, lo portavano presso la più vicina postazione di guardia medica. Il medico di guardia, avvicinandosi alla macchina dove era sdraiato il giovane, suggeriva agli amici di riportarlo a casa, fargli bere del caffè perché, a suo giudizio, si trattava di un mero caso di ubriachezza. Gli amici, rassicurati dalle parole del medico, riportavano l'amico a casa, dove lo lasciavano sul letto, convinti che si sarebbe svegliato la mattina dopo. Ma il giovane non si risvegliò più. Morì per edema polmonare acuto emorragico cagionato dall'azione sinergica della morfina e dell'alcol. Il medico di guardia è stato tratto in giudizio, con l'imputazione di aver omesso di effettuare una vera visita medica, di aver mancato di disporre il ricovero in ospedale del giovane e di non averlo trattato con Narcan. Tutte cose che, secondo l'accusa, avrebbero potuto salvare la vita del giovane con elevata probabilità. Il medico si è difeso sostenendo che la morte del giovane era dipesa da una serie di fattori concomitanti e sopravvenuti, nei quali egli non aveva alcun ruolo, soprattutto perchè gli amici che lo accompagnavano gli avevano riferito solo dell'abuso di alcol, ma non di droga. Ma i giudici di merito prima e la Corte di Cassazione poi gli hanno dato torto. I giudici hanno affermato che il medico avrebbe dovuto rendersi conto della situazione e non si sarebbe dovuto limitare ad una visita estremamente superficiale. Il paziente, infatti, era vistosamente sudato e rantolava e il medico non tentò nemmeno di rianimarlo, nè gli sentì il polso, nè gli misurò la pressione. Per questi motivi il comportamento del medico è stato giudicato gravemente negligente, ed è scattata la pena di un anno di reclusione per omicidio colposo (Cass. Pen. sez. IV sent. 36065 del 05/10/2011).

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